Periodico di informazione della sezione di Siena – Giugno 2026
Direttore responsabile: Andrea Sbardellati
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Con il contributo di: PAMPALONI SRL, concessionaria Renault a Siena
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18 ANNI
di Sara Barabaschi
Il 12 giugno scorso è accaduto un evento che ogni genitore fortunato può testimoniare: mia figlia è diventata maggiorenne!
E’ un evento che viene salutato con entusiasmo, in ogni angolo del globo, ma che – se si ha un figlio con disabilità – può portare anche preoccupazioni nuove… e un po’ di frustrazione. Perché solitamente quando si diventa maggiorenni, si pensa alla patente, prima di tutto. E, come nel caso di un ipovedente o un non vedente, questo è un evento precluso. Non solo, in Italia, se la condizione di ipovisione non è abbastanza grave (lo dice la legislazione), compiuti i 18 anni non si ha diritto praticamente a nulla. L’indennità di frequenza decade (come se gli studi superiori non necessitassero di supporti anche costosi, per affrontare il nuovo percorso), non si ha diritto ad alcuna pensione, quindi anche gli spostamenti in autonomia con mezzi pubblici sono tutti a carico nostro – e poi questi benedetti mezzi pubblici non è che siano così frequenti, comodi, fruibili…
E questo direi che è lo scenario migliore, perché, se l’invalidità è grave, permangono i benefici economici – mai proporzionati alle reali necessità – a fare da contrappeso ai bisogni di un individuo che è sì diventato adulto, almeno legislativamente, ma non autonomo.
Insomma, come al solito lo Stato è deficitario, inadeguato e in ritardo e la società civile, come naturale conseguenza, non ha consapevolezza e non è preparata.
Si tende a considerare la disabilità nelle sue manifestazioni più gravi, ma come qualcosa da isolare, perché troppo complessa da integrare in una realtà che si vuole sempre più performante secondo standard abilistici.
Esistono però condizioni estremamente varie, più o meno “bloccanti” per l’autonomia – anche per nulla bloccanti, se non fosse per le infrastrutture inadeguate – e chi le vive, deve sempre lottare per vedersi riconosciuti i diritti di cittadino, di lavoratore, di studente; e deve lottare per vedere riconosciuta la propria dignità ed il proprio valore, perché ancora troppo spesso si vede il deficit e non la persona nella sua interezza; sono 18 anni che ho a che fare direttamente con chi si dovrebbe confrontare con le disabilità, so di cosa parlo.
Finora, nel ruolo di genitore, sono stata la mediatrice tra mia figlia e lo Stato. Adesso non lo sono più; giustamente lei, che è estremamente autonoma, fa da sola visite mediche, pratiche burocratiche e tutto quello che viene in mente debba fare un cittadino. Questo mi fa molto piacere, so bene che molti ragazzi “normodotati” non hanno questa spinta all’indipendenza e all’autodeterminazione, ma non posso fare a meno di pensare a tutti quelli che questa autonomia non ce l’hanno per una disabilità e che devono faticare il doppio per vivere quotidianamente il loro ruolo nella società.
E ancora, la frustrazione accompagna le mie riflessioni.
L’ augurio, alla mia neo-maggiorenne e a tutti quelli in situazioni analoghe alla sua, è che molto presto ci si ritrovi a vivere in una società più evoluta e attenta all’individuo più che al profitto.
COME POSSONO FARE I CIECHI E GLI IPOVEDENTI CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
di Piero Spinelli
Chi vive con una disabilità visiva sa bene quanto gli smartphone abbiano cambiato la vita negli ultimi anni. Applicazioni come Be My Eyes, Seeing AI ed Envision ci permettono di sapere cosa abbiamo davanti, leggere etichette, riconoscere volti e ambienti. VoiceOver, integrato in ogni iPhone, trasforma lo schermo in uno strumento parlante che risponde al tocco delle nostre dita. Strumenti preziosi, ormai indispensabili.
Ma c’è qualcosa di nuovo che vale la pena conoscere. Qualcosa che non si limita a descrivere il mondo visivo, ma che ragiona insieme a noi.
L’intelligenza artificiale: un assistente che capisce il linguaggio naturale
Da qualche tempo è disponibile per tutti un tipo di intelligenza artificiale chiamata modello
linguistico. Il più accessibile, anche per chi usa VoiceOver, si chiama Claude ed è prodotto
dall’azienda americana Anthropic. Si usa direttamente dallo smartphone, tramite app o browser, e si controlla interamente con la voce.
La differenza rispetto alle app che già conosciamo è sostanziale: non esegue comandi predefiniti, ma capisce quello che gli diciamo e risponde in modo articolato, come farebbe una persona competente al nostro fianco.
Cosa si può fare concretamente
Facciamo qualche esempio pratico, quelli che contano davvero nella vita di tutti i giorni.
Mandare una mail senza aprire nessuna applicazione. Basta dire a Claude: “Scrivi una mail a mio figlio Marco, digli che domani non posso venire a pranzo e che ci vediamo sabato.” Claude redige il testo, e con un semplice comando si può inviare direttamente, senza toccare l’app Mail, senza navigare menu, senza perdere tempo.
Scrivere lettere, ricorsi, richieste ufficiali. Quante volte abbiamo bisogno di scrivere a un ente, a un medico, a un ufficio comunale? Basta spiegare la situazione a voce, e Claude produce un testo corretto, formale, pronto da inviare.
Capire documenti complicati. Una bolletta, un contratto, una circolare dell’INPS. Si può dettare il contenuto o allegare il documento, e Claude lo spiega in parole semplici, indicando cosa è importante e cosa no.
Avere informazioni su qualsiasi argomento. Salute, diritti, storia, attualità, viaggi. Come avere una enciclopedia parlante sempre in tasca, che risponde alle nostre domande specifiche senza obbligarci a navigare siti web difficili da leggere.
Aiuto con la memoria e l’organizzazione. “Ricordami di chiamare il medico domani mattina.” “Fammi un elenco della spesa.” “Aiutami a organizzare il programma della settimana.” Piccole cose, ma che fanno la differenza.
Come si usa
È più semplice di quanto sembri. Si scarica l’app Claude dall’App Store — è gratuita nella versione base — e funziona perfettamente con VoiceOver. Si parla, si detta, si ascolta la risposta. Non bisogna imparare comandi speciali né memorizzare procedure. Si usa come si userebbe il telefono per parlare con qualcuno di fiducia.
Una considerazione finale
Queste tecnologie non sostituiscono le persone che ci vogliono bene, né le associazioni come la nostra che ci tengono insieme. Ma ci restituiscono qualcosa di prezioso: autonomia. La possibilità di fare da soli cose che prima richiedevano l’aiuto di qualcun altro. Di non dover aspettare, di non dover chiedere, di non dover rinunciare.
L’intelligenza artificiale, usata bene, è uno strumento di libertà. E la libertà, per chi vive con una disabilità visiva, non ha prezzo.
TALENTO, AUTONOMIA, FUTURO: CONOSCIAMO I NON VEDENTI.
di Elena Ferroni e Antonio Garosi
Ogni mattina in Italia, come sorge il sole, non importa che tu sia ipovedente o non vedente, l’importante è che cominci a correre. Prendiamo spunto dal proverbio africano, per parlare delle moltissime cose che possono fare i non vedenti, tanto che anche per noi non basta fare le cose con calma, ma come capita a tutti, con il proprio ritmo, occorre cominciare a correre.
Al mattino quando ti sveglia il trillo della sveglia parlante o il suono ripetitivo del tuo smartphone bisogna alzarsi, infilare velocemente le ciabatte e buttarsi sotto la doccia, non occorre cercare bagnoschiuma e shampoo, basta lasciarli ordinatamente al proprio posto per ritrovarli immediatamente. Una volta terminata la doccia afferriamo il phon e asciughiamo i capelli, per i signori c’è un ulteriore passaggio con il rasoio elettrico per radersi la barba, prima di concludere con una goccia di profumo. Per le signore non manca un po’ di crema e trucco, se piace metterlo.
Riguardo alla scelta di cosa indossare, ci sono vari modi di procedere: abbinare i vestiti che si riconoscono, perché ordinatamente riposti nell’armadio, in caso di dubbi si può anche farsi aiutare negli accoppiamenti dei colori dalla signora delle pulizie, oppure utilizzando un’apposita applicazione che riconosce il capo di abbigliamento e il colore e li dice all’interessato.
Per prepararsi un caffè basta sfiorare con le dita la presa elettrica per capire dove si trova e infilarci la spina. Attendendo che la macchina del caffè si scaldi prendiamo le cialde ne collochiamo una nell’apposito alloggiamento e premiamo velocemente il tasto per l’erogazione della bevanda, che si trova sempre al solito posto… magari accompagnandolo con una pasta o un dolcetto.
Per recarsi sul posto di lavoro, la cosa a cui occorre fare molta attenzione è l’attraversamento della strada, non è difficile utilizzando un bastone bianco o un cane guida e avendo la pazienza di attendere che attorno a noi ci sia silenzio, o che le auto si fermino per permetterci di passare.
Per prendere l’autobus si può fare affidamento sulla gentilezza di chi lo aspetta con noi o dell’autista che si ferma vedendo il bastone bianco o il cane guida, per indicarci numero e/o destinazione, qualora non ci sia la vocalizzazione installata e accesa sul mezzo di trasporto, che ci rassicura della giusta scelta. Per la discesa alla fermata corretta, spesso non serve aiuto perché la si conosce facendo quella stessa strada ogni giorno, in aggiunta ci si può sempre servire di applicazioni di navigazione sullo smartphone, che avvisano ed anticipano la distanza della posizione a cui dobbiamo scendere.
Una volta giunti al lavoro, in ufficio, in ospedale, o altro ambiente, non è difficile accendere il computer e utilizzarlo grazie ad appositi programmi che leggono lo schermo e con un’uscita vocale ci permettono di usare svariati software, per lo svolgimento delle nostre mansioni lavorative, navigare su internet e gestire la posta elettronica.
Riguardo alla preparazione del pranzo, anche in questo caso l’ordine è importante per trovare e cucinare ciò che vogliamo mangiare. In cucina ci è molto utile la bilancia pesa alimenti parlante e le applicazioni che, inquadrando i prodotti con lo smartphone, aiutano a riconoscerli, leggere scadenze, modi e tempi di cottura e temperatura del forno. Se siamo di fretta, la cosa più semplice da fare è quella di prendere dei piatti pronti, al negozio sotto casa, e riscaldarli. Ora vi state chiedendo come fare per non scottarsi? Semplice… utilizzando l’accensione elettronica dei fornelli e posizionando pentole e padelle prima di accenderli, usando per il forno guanti o presine!
Se dovesse passare il postino a lasciare una raccomandata, niente paura, con un semplice guidafirma di plastica o cartone rigido, che ha lo spazio libero sul foglio per permetterci di scrivere dritti, quando viene posizionato al posto giusto, potremo firmare e ritirarla senza problemi. Se siamo soli a casa, la consulteremo poi con le applicazioni di riconoscimento del testo, inquadrandola con il nostro smartphone. Qualora si trattasse di una multa, di sicuro non l’avremmo presa noi, perché la patente per il motorino e l’auto, quella anche se ci piacerebbe molto, proprio non ce l’abbiamo e meglio così.
Nel pomeriggio niente di meglio che rilassarsi andando sul telefono a sbirciare Facebook, Instagram, TikTok o gli altri social, sempre che non si preferisca fare sport come nuoto o atletica o tanti altri. Per chi è un po’ più pigro, la lettura attraverso l’ascolto di audiolibri o ebook accessibili tramite programmi di sintesi vocale, possono essere un’ottima alternativa.
Se la lavatrice è finita, potrebbe anche essere il momento di stendere i vestiti. Per mettere in funzione la lavatrice, che sia di vecchia generazione con le rotelle che scattano e i pulsanti, che sia invece touch e quindi controllabile con applicazioni e smartphone, si arriverà sempre ad un bucato di successo. La cosa davvero difficile è individuare eventuali macchie sui vestiti e per questo abbiamo bisogno di un occhio amico, presente o in videochiamata. Anche stirare i vestiti, per chi lo desidera e con un po’ di attenzione e lentezza, è fattibile con buoni risultati.
In prima serata possiamo guardare la tv, utilizzando gli appositi servizi interattivi di descrizione di immagini e scene ormai disponibili su tantissimi canali.
Infine, se vi state chiedendo se una persona con disabilità sensoriale visiva, oltre a lavorare, cucinare, fare sport, svagarsi e muoversi nel mondo, può scegliere di essere genitore, la risposta è senz’altro affermativa, anche tramite la strada dell’affidamento e dell’adozione, oltre alla maternità e paternità biologica.
Spesso ostacoli, preconcetti e pregiudizi, sono nella nostra testa, quando guardiamo l’altro. Bene è sempre fermarsi a conoscerlo e chiedere, così si scoprirà senz’altro un mondo più ricco di varietà e possibilità creative di esserci e lasciare il proprio segno.
NEL CUORE DEL PALIO.
LETTERA A ENRICO GIANNELLI.
di Massimo Vita
Carissimo Enrico,
all’Unione ti chiamavamo così mentre nel mondo delle contrade tutti ti conoscevano come Ghigo.
Certamente ricorderai quando, in una delle tante chiacchierate tra di noi ti parlai della mia nuova follia: donare il Masgalano alla città.
Mi dicesti: “tu sei matto”. Eri scettico ma mi dicesti che sarebbe stato molto bello.
Poi insieme iniziammo a costruire il percorso per avere dall’amministrazione Comunale questa concessione.
Tante furono le difficoltà e molto tempo ci è voluto per avere questa possibilità
Sono passate diverse amministrazioni e finalmente qualche anno fa la sindaca Fabio ci ha dato questo onore.
Adesso questa mia follia, questo sogno è una realtà.
Lo scorso 26 giugno la nostra amica Lucia ha potuto, con il suo saluto, portarci nella storia del Palio e nella storia di Siena.
Abbiamo voluto dedicarti questo Masgalano che, dei tuoi e nostri amici hanno realizzato con arte e passione.
Dobbiamo essere grati a loro e al nostro Marco perché senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile.
L’emozione è stata grande e certamente sarà ancora più grande quando potremo toccare l’opera nel museo della contrada che lo vincerà
Sarà per noi tutti un onore e un orgoglio sapere che nella storia del Palio e di Siena c’è l’Unione.
Carissimo Enrico,
vorrei poterti abbracciare e gioire con te per questa vittoria della nostra comune determinazione ma la vita segue percorsi non controllabili ma sono certo che tu gioirai insieme a noi e ti emozionerai come noi e come si emozioneranno i contradaioli che riceveranno il nostro Masgalano.
L’Unione, caro Enrico ha vinto ancora una volta e certamente potrà, guidata da Lucia proseguire il percorso che l’ha guidata nella storia.
Io ora sono uno di quei soci a cui tu eri tanto affezionato e ho solo il desiderio di dirti grazie per essermi stato vicino sempre e per essere stato un dirigente e un amico dei ciechi senesi.
Insieme certamente gioiremo quando potremo vedere il Masgalano nella contrada che lo avrà vinto.
Gioiremo con tutti i soci e le socie compresi coloro che come te ci guardano dall’alto dei cieli.
Voglio citarne due per tutti:
Pierino Bianchini e Maria Ramira Scalpellini.
Questo successo, questa gioia è anche una risposta agli scettici ma sono certo che tu pensi come me che oggi sia giusto guardare al bello e al bene e dire con forza: viva la sezione di Siena dell’Unione e Italiana dei Ciechi e degli ipovedenti.
Enrico mi manchi e sono certo che manchi a tutti noi.
BAMBINI CHE CI PORTANO A RIFLETTERE E CRESCERE CON LORO
di Elena Ferroni
Come al solito, quando c’è qualche occasione di festa e riposo ad interrompere il ritmo frenetico delle giornate, come accade in questo tempo di primavera, mi fermo e dedico spazio ad uno dei miei interessi più vivaci che è la lettura. Ho appena terminato di ascoltare l’ultimo romanzo di Joël Dicker, intitolato “La catastrofica visita allo zoo” e non posso che consigliarvelo. Divertimento e riflessione procedono di pari passo, con lo scorrere delle pagine ed il dipanarsi della storia.
Protagonisti sono sei bambini, ognuno con una sua caratteristica peculiare, la vicenda è narrata in prima persona da Josephine, una di loro, che mentre mangia una torta alla carota nella cucina di casa, racconta ai genitori tanti eventi che loro non conoscono e che li stupiranno non poco. Si parte da una scuola speciale allagata, resa inagibile, che determina il trasferimento degli alunni nella vicina scuola pubblica. Conosceremo così il direttore della nuova scuola e la maestra della scuola allagata, una nonna molto arguta, un insegnante di discipline sportive un po’ imbranato ed un poliziotto simpatico, che aiuterà i protagonisti a dare una svolta alle loro indagini, incontreremo un babbo natale drammaturgo e la proprietaria di un negozio di animali. Episodi e personaggi ci conducono a riflettere insieme sul concetto di democrazia, sul mettersi in gioco in prima persona quando si è educatori e insegnanti, sulla capacità di trovare soluzioni semplici e creative da parte dei più piccoli e su quanto a volte, siano i grandi, genitori in primis, quelli più rigidi ed in difficoltà ad adattarsi.
Al termine del libro, viene dato un senso al titolo e descritto cosa accade durante la giornata allo zoo, spiegazione che richiede di sapere tutto quello che è stato raccontato prima. A volte, per comprendere ciò che accade ci possono volere anche molti anni. In più, in questo caso, si deve essere d’accordo che quello che era nato come un segreto possa essere condiviso, per ribadire che ognuno ha una missione speciale e molto spesso non la conosciamo. Se potessimo guardare gli altri come autori di una missione unica e di valore, le relazioni e le comunicazioni tra le generazioni cambierebbero parecchio. L’autore svizzero di questo libro, con il taglio che dà a questa divertente storia, ci aiuta a soffermarci proprio su questo, forse ad essere più consapevoli delle modalità di dialogo e racconto degli eventi, che agiamo con gli altri. Il libro è letto molto bene da una volontaria e contenuto nel catalogo del Libro Parlato, liberamente scaricabile da persone con difficoltà di lettura che si iscrivono al servizio.
LE NOSTRE GIORNATE ALL’U.I.C.I.
di Federico Martelli e Lucia Pagano
Da molti anni svolgo l’inserimento presso l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (U.I.C.I.), Vado il martedì, il giovedì e il venerdì. Quando ci vado sono contento perché conosco un sacco di persone simpatiche. Per esempio c’è Lucia Pecorelli. Chi è Lucia Pecorelli? Lucia è diventata la nostra Presidente. Con lei mi diverto tanto perché parliamo. Quando la vedo sono contento. Ora che ho parlato della nostra Presidente passerò a descriverVi i suoi amici collaboratori. Iniziamo col dire che c’è Lucietta Pagano. Lei è una persona fantastica! E brava! Che proviene da Guistrigona. Ha una mamma che si chiama Assunta, un Babbo che si chiama Antonio e una sorella che si chiama Raffaella. Ora passerò a raccontarvi cosa svolgono i nostri collaboratori meravigliosi! Intanto cominciamo col dire che Martina Giunti e Iolanda Torre svolgono il lavoro di Operatrici. Martina sta in segreteria. Anche Iolanda sta in segreteria. E ora vi chiederete:” Cosa fa Federico? Mica viene a scaldare la sua sedia! Penserete voi! No! Anzi! Federico, il nostro fantastico centralinista viene e scrive al suo PC. Nel PC Federichino ha i suoi scritti: se io fossi, il buio, com’è composta la mia famiglia, io in cui parlo di me stesso, il muro nel quale presento com’è fatto il muro e tutte le cose che ha. Poi Federico è molto bravo. Quando suona il telefono lui tac! Alza la cornetta e dice:” Pronto! Unione IItaliana Ciechi e Ipovedenti Buongiorno! Sono Federico! Con chi parlo? E l’altra persona dice:” Buon giorno! Sono per esempio Mario Borghi! Vorrei parlare con Iole! Allora lui la passa al sei uno zero sei. Poi quando non chiama nessuno allora mette la musica o fa il gioco della bomba. Queste giornate mi piacciono.
Io Lucia Pagano vengo tre giorni che sono: il martedì, il giovedì e anche il venerdì.
Quando veniamo in sezione passiamo le nostre giornate a lavorare con i nostri ausili tiflodidattici (ovvero stiamo parlando nel dettaglio dei nostri PC). Dopo quando squilla il telefono il nostro centralinista cioè Federico Martelli e anche Luciettina tirano su la cornetta e rispondono. Talvolta ai soci comunicano alcune attività che vengono organizzate. Per esempio l’assemblea sociale, che si può svolgere in Autunno e in Primavera. Tramite questa possiamo confrontarci e spartirci: i nostri pensieri, le nostre idee, le nostre opinioni, i nostri stati d’animo. Ogni cinque anni l’assemblea serve anche per rinnovare le cariche associative. Quando siamo all’U.I.C.I. a volte (non sempre) viene un altro nostro socio che si chiama Gabriel Pappalardo. Gabriel, è molto simpatico. Quando viene siamo contenti perché ci fa molto piacere e molta compagnia. Con lui parliamo di tutto. Quando è in Sezione con noi qualche volta ci chiede di aiutarlo se deve fare qualcosa. Noi lo aiutiamo volentierissimo! Ma non solo c’è Gabriel. Conosco anche un’altra socia che si chiama Maria Pia Chechi. Pia la accompagna una signora (che è la sua amica) che si chiama Laura. Quando viene noi siamo contenti. Pia se ha difficoltà con il proprio cellulare che cosa fa? Immediatamente va da Iole o da Martina e rimedia a questo inconveniente. Poi una volta risolto questo imprevisto sollevata torna a dedicarsi a quello che faceva. Quando riceviamo la visita della nostra amica Pia ne siamo molto felici come anche lei è felice di incontrare tutti quanti noi.
Adesso passiamo a trattare del Consiglio Sezionale. Di questo fanno parte alcuni nostri amici e amiche. Per esempio Lorena Bandini. Lei è la nostra Vice Presidente che attualmente ha qualche difficoltà a deambulare, così, grazie all’ausilio dell’U.I.C.I. e dell’automobile con il logo dell’U.I.C.I., guidata da Lavinia Carnasciali, viene a trovarci in ufficio. Ora è il turno di descrivere la nostra Consigliera Elena Ferroni. Innanzitutto cominciamo col dire che Elena vive in Via Leonardo Sciascia ( che è a Sinalunga). Ha una mamma che si chiama Mirella, un babbo che si chiama Leonello ( per gli amici Nello) un fratello che si chiama Davide ( e ha una gelateria) e per concludere un cane che si chiama Libeccio. Elena si occupa di organizzare alcune attività di socializzazione della Sezione Provinciale di Siena. Una fra queste, è il laboratorio di autonomia curato anche da un’altra nostra amica-collaboratrice, Samantha Pelosi. Ma c’è anche un’altra ex volontaria che ha svolto il Servizio Civile e si chiama Federica Mucciolo. Questo laboratorio si svolge in luoghi disparati e differenti. Per esempio una volta si è svolto all’Unione Italiana Ciechi. Qualche volta si è svolto a Porta Pispini alla Casa Delle Opportunità che viene usata anche da altre associazioni. A questo laboratorio partecipano alcune ragazze che accompagnate dai rispettivi genitori, dai volontari o in autonomia, si dirigono alla sede concordata e qui effettuano le attività prestabilite dagli operatori. Ora passeremo a descrivervi un’altra persona che da molto tempo si è inserita nel nostro Consiglio Sezionale, ovvero Marco Mancianti.
Marco è una persona molto simpatica. Quando lo vediamo siamo felici e lo salutiamo volentieri.
Lui contraccambia con immenso piacere. Infine vi presentiamo un altro Consigliere che è Erminio Varricchio: è molto esperto nell’utilizzo del bastone bianco che lo aiuta a muoversi autonomamente anche negli spazi esterni alla Sezione. Da molto tempo è entrata a svolgere l’attività del servizio civile una ragazza molto simpatica che si chiama Lavinia Carnasciali. Lavi è una persona molto simpatica. Lei aiuta in caso di necessità i soci. Quando qualcuno di loro ha bisogno di essere portato fuori che cosa fa la nostra grandissima amica? Ce lo porta con enorme piacere. L’aiuto della nostra amica volontaria Lavinia è stato prezioso anche durante il nostro Campo Solare che si è tenuto presso l’associazione del BBT ovvero (BEATO BERNARDO TOLOMEI) nel mese di Settembre.
Per terminare, quando abbiamo del tempo libero, durante le nostre giornate in ufficio, ci trasferiamo nell’altra stanza (che sta alle nostre spalle) e qui effettuiamo il gioco della bomba sonora. Questo gioco è piacevole se si fa in coppia e anche in compagnia, perché se siamo in tanti diventa più divertente.
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