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CANDIDATURA DI MARIO BARBUTO ALLA PRESIDENZA NAZIONALE - XXII congresso U.I.C.I   Stampa questo documento dal titolo: . Stampa

Cari soci, delegati e presidenti,

nel 2010 non possiamo più accettare che la competizione alla carica
più importante e più elevata della nostra Unione, la presidenza nazionale,
si svolga con la presenza di un solo candidato. Questo non è più un segno
di unità, ma rischia di apparire come un segnale di povertà di idee e di
scarsa capacità di confronto.
Personalmente ho ricevuto in questi mesi molte sollecitazioni ad
avanzare la mia candidatura e tuttavia Vi sono tanti motivi che mi
suggerivano di rispondere:
"lascia perdere!".
Ma vi sono nel contempo, almeno un paio di ragioni che mi hanno
guidato nel considerare seriamente questa possibilità:
- L'Unione ha bisogno ora, di costruire il suo presente e di preparare il
suo futuro;
- L'Unione non può più sopportare una competizione democratica basata su un
solo candidato.
Mi sono deciso dunque a porre questa mia candidatura nella
convinzione e nella speranza di offrire al congresso e a tutta la nostra
Unione una opportunità per cambiare, una occasione per scegliere tra
proposte a confronto, così come vorrebbero il vero spirito della democrazia
e la normale logica delle competizioni elettorali.
Nel rivolgermi a tutti i congressisti e alla totalità dei soci
italiani, desidero parlare della nostra Unione, di quella che vorrei
contribuire a costruire, insieme a tutta la gente generosa che frequenta le
nostre sezioni, insieme a tutti quelli che affronteranno quattro giorni di
fatica e di lavoro per portare il proprio contributo nel prossimo congresso.
Desidero parlare dell'Unione di oggi e di quella di domani; forte
delle conquiste di ieri; solida per l'impegno quotidiano di tanti;
consapevole delle insidie del presente; attrezzata ad affrontare e a
vincere le tremende sfide del futuro.
Desidero parlare di quella Unione che vorremmo sempre accanto alle
famiglie e ai ragazzi che frequentano la scuola e che troppe volte devono
inghiottire il boccone amaro dell'essere guardati come diversi; spesso
senza i libri e il materiale di studio, di frequente privi di insegnanti di
sostegno preparati; in un contesto sociale e umano nel quale si respira
sovente tanta, troppa indifferenza.
Desidero parlare di quella Unione che dovrebbe stare al fianco dei
nostri giovani in cerca di lavoro che hanno bisogno di trovare nuovi
sbocchi e nuove professioni e che devono invece fare i conti, spesso in
solitudine, con un apparato produttivo che tende ad espellerli o a
emarginarli, costringendoli a orientarsi verso l'unico, nobilissimo
mestiere del centralinista, oltre tutto nella consapevolezza che anche
questo non durerà ancora per molto.
Desidero parlare di quella Unione che sappia e voglia stare innanzi
a tutti sulla strada della conquista di quei diritti fondamentali della
persona umana: muoversi in libertà e in autonomia, avere accesso
indipendente alla lettura e all'informazione, fruire delle nuove tecnologie
senza impedimenti strumentali, mentre oggi abbiamo perduto addirittura la
capacità di utilizzare in autonomia perfino gli apparecchi radio, per non
dire della TV, degli altri elettrodomestici, dei distributori automatici e
così via.
Desidero parlare di quella Unione che vorrà e dovrà meglio tutelare
l'esistenza di tante persone anziane, non di rado condannate a una
solitudine e a un isolamento aggravati e appesantiti dalla cecità, sovente
umiliate nell'abbandono e nella privazione.
Desidero parlare di quella Unione finalmente capace di valorizzare
le innumerevoli risorse umane e personali che ci sono tra di noi e mi
riferisco alle donne, in primo luogo, ma non solo; penso infatti al talento
dei giovani, all'impegno dei numerosi, silenziosi dirigenti di sezione,
alla ricchezza interiore e alla forza morale di tanti tra noi, pronti a
mettersi a disposizione degli altri se solo ne viene data loro l'occasione.
Desidero parlare di quella Unione nella quale siano riconosciuti
come virtù e valori universali il rispetto reciproco, l'attenzione per le
idee degli altri, la tutela della dignità umana di ciascuno di noi.
Desidero parlare di quella Unione che finalmente cambia e vuole
cambiare, senza trucchi e senza ipocrisie; dove ciascuno di noi si senta
libero di esprimere le proprie opinioni, di manifestare le proprie idee, di
vivere la propria presenza associativa senza timore di urtare la
suscettibilità o ledere la maestà di chicchessia. L'Unione degli uguali tra
gli uguali, insomma; dove il raggiungimento di una carica sociale venga
finalmente vissuto come un servizio da offrire e non già come un traguardo
di carriera da raggiungere a ogni costo.
Io amo l'Unione che ho sommariamente tratteggiato e solennemente mi
impegno a lavorare perché essa diventi così, sempre di più.
A quanti ancora, pochissimi ormai per fortuna, nostalgicamente
predicano e praticano le logiche di un passato morente, a quelli insomma
che ancora parlano di blocchi di regioni coalizzate, di accordi sottobanco,
di candidati da far passare in liste compatte e preconfezionate, di elenchi
di indesiderati e indesiderabili, be', a quei pochi, ancora pervicacemente
attaccati alla vecchia politica, qui io voglio dire:
non illudetevi!
Non coltivate il giardino del tempo che fu.
Il mondo cambia! Le persone cambiano! L'Unione cambia!
Ogni congressista e ogni socio saprà, con orgoglio, tenere la
schiena dritta davanti a chiunque; dimostrerà la maturità di scegliere
secondo il proprio giudizio; esprimerà la saggezza nel votare i candidati
migliori, cioè quelli con le proposte più convincenti, al di fuori e al di
là, molto al di là degli accordi e dei blocchi.
Ci sono oggi infatti tanti candidati per il consiglio nazionale che
daranno così al congresso l'opportunità di scegliere tra persone, proposte
e programmi distinti e diversi.
Io preferisco l'Unione nella quale i candidati vengano eletti
secondo i meriti, le qualità, l'impegno e le idee e ritengo ormai
tramontata quella Unione nella quale le candidature erano il frutto di
accordi e giochetti combinati tra poche persone.
Per questa Unione aperta, democratica, trasparente e libera chiedo
il voto a ciascuno dei congressisti. Per una Unione che diventi sempre più
la casa di tutti i ciechi e ipovedenti italiani, nella quale ciascuno possa
riconoscersi e impegnarsi, alimentando una nuova, grande speranza di
cambiamento e di futuro.

IL MIO CURRICULUM ASSOCIATIVO

- data di iscrizione all'U.I.C. 1969;
- consigliere sezionale dal 1980 al 1986;
- presidente sezionale dal 1986 al 1990;
- vice presidente regionale dal 1990 al 1993;
- consigliere nazionale e componente della direzione nazionale dal
1993 al 1997;
- consigliere regionale dal 2005 al 2010;
- coordinatore del progetto "Tecnopolis novus ortus" su tecnologie
e nuove professioni, 1989 1991;
- coordinatore della commissione nazionale ausili e tecnologie dal
1993 al 1997;
- componente della European Blind Union Technical Commission dal
1993 al 1997;
- componente della commissione dell'Unione Europea per il
riconoscimento delle monete metalliche Euro dal 1993 al 1998;
- ideatore e responsabile della rete internet uiciechi.it e del
servizio di posta elettronica 1995-1997
- componente della commissione O.S.I. dal 1999 al 2001.



Pubblicazione del: 05-10-2010
nella Categoria L'intervento dei candidati


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Titolo Successivo: Prato - Interventi del presidente Massimo Vita sul tema delle elezioni.

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